Esternalizzare la socialità comunale, ma per chi?

Featured imageNel luglio del 2015 è stato licenziato dal Municipio di Lugano il messaggio concernente la costituzione di un ente autonomo per la gestione delle attività degli Istituti Sociali Comunali (ISC). Sulla tematica, che ancora non è stata al centro di un approfondito dibattito pubblico, trovo doveroso avanzare alcune ulteriori considerazioni: una sua discussione in sede di legislativo, che potrebbe segnare una svolta nel settore della socialità comunale, diviene infatti sempre più prossima. Quanto viene proposto è un distaccamento della struttura degli ISC dal Comune, per affidarne la gestione a un ente esterno all’amministrazione. Quest’ultimo, godendo di una personalità giuridica propria, andrebbe a configurarsi come un soggetto indipendente, svincolato direttamente dal Comune e capace di prendere decisioni attraverso i propri organi. La “governante” comunale ne stabilisce il solo indirizzo di fondo, e sarebbe esercitata essenzialmente grazie a un contratto di prestazione inteso a definirne prestazioni e modalità di finanziamento. Nel complesso, nell’organizzazione dell’ente ricadrebbero i tre attuali ambiti degli ISC: quello sociosanitario, comprendente le sei case anziani; quello socioeducativo, che include gli asili nido e un centro educativo minorile; infine quello di promozione e intervento sociale, dove rientrano anche il Servizio d’Accompagnamento Sociale (SAS) e gli sportelli per l’istruzione di richieste per le prestazioni sociali cantonali.

Siamo confrontati con una forma di esternalizzazione che, delegando a un ente autonomo dei compiti del Comune, non può che assottigliare il controllo pubblico sull’esecuzione degli stessi. Una formula che, seppur addicendosi a determinate realtà, se riferita a un settore delicato come quello della socialità deve perlomeno imporre un’accurata valutazione critica: ad esserne toccate sono infatti le fasce più deboli della popolazione, che devono potersi affidare a servizi sicuri, equi ed efficaci. Nell’analisi di questo scenario, la presentazione del Municipio denota per contro un’inspiegabile leggerezza, nonché un’ingenerosa approssimazione nelle conclusioni. Nel messaggio municipale, così come nello studio allegato, il rischio di vedere limitato il controllo del Comune viene fortemente relativizzato, se non addirittura neanche menzionato; d’altra parte, dati gli inconvenienti di queste esternalizzazioni, sono difficilmente comprensibili i presunti vantaggi che si otterrebbero rispetto alla situazione attuale (ad esempio, viene addotto un fumoso ‘’aumento della flessibilità, dell’autonomia gestionale, dell’efficacia e dell’efficienza dell’ente’’). In definitiva, tutto ciò può condurre a decisioni sommarie e a tratti superficiali, che avranno tuttavia pesanti ripercussioni sulla gestione di questo importante settore. Non a caso, alcuni scetticismo sono stati sollevati anche da una lettera inviata all’esecutivo dai responsabili dei partiti presenti in Consiglio comunale, che chiedevano fra l’altro la creazione di una commissione speciale per meglio esaminare la proposta (ancora purtroppo senza alcun esito).

L’eventualità di vedere compromesso un adeguato controllo democratico sull’ente, nella gestione ordinaria ma anche nel monitoraggio della sua attività, risulta come detto molto elevato. Perdendo un contatto diretto con gli ISC, per il Comune sarebbe assai difficile intervenire puntualmente su controversie  che vedono coinvolta una struttura autonoma. Stando allo statuto, all’ente viene per esempio concessa la facoltà di stipulare contratti di prestazioni e collaborazioni con altri attori giuridici, che sfuggono così in modo ancora maggiore dal controllo del Comune. È quindi prevista una seconda esternalizzazione di competenze che, segnando una potenziale apertura della socialità al settore privato, saranno a loro volta delegate ad altri soggetti: insomma, l’ente sarà una vera e propria idra a cento teste. Come si può evincere dal messaggio municipale, da questa facoltà deriva poi un ulteriore problema: l’incertezza delle condizioni lavorative di numerosi collaboraratori. Mentre quelli dell’ente saranno assoggettati al Regolamento Organico dei Dipendenti (ROD), quelli esterni dovranno invece sottostare alle condizioni decise dai soggetti con cui si è stabilita una collaborazione (che non sono certo sempre favorevoli).

La costituzione di un ente autonomo per la socialità comunale, andando incontro a una diminuzione del controllo pubblico sul settore, rappresenta pertanto una misura pericolosa per una politica sociale al pieno servizio della cittadinanza. Anche per questo motivo è necessario ribadire l’importanza di creare una commissione speciale, che possa esaminare in modo critico la proposta avanzata dal Municipio.

Edoardo Cappelletti
Consigliere comunale di Lugano PC (Gruppo PS)

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